Compenso dei prestatori d’opera e prescrizione presuntiva

Due casi pressoché identici che mi sono capitati di recente.

Un professionista, a distanza di circa quattro anni, richiede il pagamento delle proprie prestazioni. Il problema si pone in riferimento al termine prescrizionale di tre anni previsto dall’articolo 2.956 c.c.

Opportunamente la rubrica del codice definisce questo tipo di prescrizione “presuntiva”. Ciò significa che il diritto non viene intaccato nella sua essenza ovvero, a seconda degli orientamenti dottrinari, reso “fievole” dal mancato esercizio da parte del titolare. Più semplicemente la legge ritiene, in via generale, che il debito per la prestazione professionale eseguita sia stato correttamente saldato.

Essendo, pertanto, una presunzione semplice (detta anche iuris tantum) può essere ammessa la prova contraria. Il nostro codice prevede a tale scopo la delazione di giuramento decisorio. In poche parole si chiede, formalmente, al debitore di negare o ammettere in giudizio l’esistenza o meno del rapporto di credito-debito pendente.

In ogni caso, vi sconsiglio vivamente il ricorso a questa strategia processuale (a meno che non sia l’ultima spiaggia), in quanto l’esito della causa viene sostanzialmente rimesso nelle mani (o per meglio dire nella favella) della controparte. È vero che il falso giuramento è sanzionato penalmente (vedi art 371 c.p.), ma non tutti sono “brave persone” rispettose della legge e timorose per le conseguenze derivanti dalla sua inosservanza. La prova della falsa dichiarazione in un eventuale processo penale, peraltro, non è quanto di più facile ci possa essere,  tenuto conto del fatto che non siete riusciti a dimostrare, nel corso del giudizio civile, l’antecedente da cui scaturirebbe il comportamento illecito.

E allora che si fa? L’ancora di salvezza viene fornita dall’articolo 2959 c.c. (Ammissioni di colui che oppone la prescrizione – L’eccezione -della prescrizione n.d.r.- è rigettata, se chi oppone la prescrizione nei casi indicati dagli artt. 2954, 2955 e 2956 ha comunque ammesso in giudizio che l’obbligazione non è stata estinta). E qui c’è un’ampia casistica giurisprudenziale. Si ritiene ad esempio che, nella previsione della norma, rientrino senza dubbio le ammissioni implicite; vale dire qualora il debitore contesti l’effettivo ammontare del compenso, lamenti la sproporzione di esso in relazione alle prestazioni professionali effettuate oppure, ancora, sostenga di non essere il reale soggetto obbligato a corrispondere il compenso.

Mi è sorto un piccolo dubbio qualora queste “velate” ammissioni – piuttosto che realizzarsi in sede processuale – avvengano in sede stragiudiziale, sostanzialmente nella corrispondenza cartacea o elettronica tra il cliente e la controparte. A mio giudizio non sono né più né meno che delle ipotesi di riconoscimento di debito, ancorché implicite, in quanto presuppongono, comunque, la consapevolezza dell’esistenza del debito e, pertanto, sarebbero idonee ad interrompere il decorso della prescrizione.  Tuttavia, devo registrare che l’orientamento più recente della Corte di Cassazione è abbastanza rigoroso in proposito, benché, in ogni caso, lasci ampio spazio al potere discrezionale del giudice di merito nella valutazione delle suddette dichiarazioni (vedi Cassazione – Sezione terza – sentenza 24 novembre 2010, n. 23822).

***

Piccole note a margine per i non giuristi – È ovvio che non hanno alcun rilievo le dichiarazioni verbali del debitore con cui ci rassicura che salderà non appena possibile, che aspetta il contributo da chissà quale ente o altre amenità del genere. Come, parimenti, non hanno valore alcuno le richieste verbali di pagamento che non siano seguite da un atto interruttivo della prescrizione, che può rivestire anche la forma della costituzione in mora in forma scritta (una lettera raccomandata a.r. per capirci).

Capisco che specie nei paesi o comunque negli ambienti ristretti si tende ad essere più “indulgenti” ed evitare di inimicarsi qualcuno con delle richieste formali (tanto più gravi nella morale comune se firmate da un legale), ma la legge è abbastanza rigida sia nell’attribuire i diritti che nel disciplinare il modo di esercizio degli stessi: non c’è spazio per le maniere “non convenzionali”. Se così non fosse non esisterebbe libertà ma soltanto prevaricazione e arbitrio.

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6 risposte a Compenso dei prestatori d’opera e prescrizione presuntiva

  1. cristina scrive:

    sì…ma in definitiva se non paga quale è la procedura?in fondo si dovrebbe ugualmente procedere con un decreto ingiuntivo…..mi chiedo se non siano possibili altre strade come extracontrattuali esempio ex1377 buona fede e correttezza nel redigere un contratto. mi chiedo anche nel caso di un commercialista…..da quando parte la prescrizione presuntiva…visto che magari il lavoro tenuta contabilità viene dilazionato durante anno e le parcelle sono mensili….dalla fine anno…..dall’ultimo adempimento fine anno o dalla parcella stessa? insomma…se si va in giudizio si rischia sempre di perdere? io ho cercato sentenze che è vero che ci sono a iosa ma non ne trovo UNA…a favore del professionista…possibile?

    • alberto scrive:

      Ciao Cristina.
      Nel caso del commercialista sopra esemplificato la prescrizione decorre dal compimento della prestazione. Si potrebbe sostenere che è un rapporto unico e, pertanto, il termine scatta dalla conclusione di esso.
      Però l’emissione delle singole parcelle, mi fa pensare o a più contratti, benché collegati, oppure ad una serie di acconti che fanno parte di un unico rapporto contrattuale frazionato. Quindi la prescrizione ti decorre anche si vi è continuità di prestazioni (vedi art. 2958 c.c.).

      Per recuperare il credito puoi certamente agire con un D.I. o anche con un ricorso ex art. 702bis c.p.c. o con un atto di citazione ordinario.

      Rimedi extra contractu no perché il 1337 si applica, appunto, alla fase di formazione del negozio. Qui invece il contratto è già in essere e ci troviamo nella fase esecutiva di esso.

      La prescrizione “presuntiva” entra in gioco soltanto nell’inerzia del professionista.
      Il debitore che, convenuto in giudizio, voglia trarne vantaggio deve, però, basare la sua difesa solo e soltanto su questa eccezione.
      A quel punto, l’onere della prova s’inverte e sta al professionista dimostrare che il suo credito non è stato soddisfatto. La giurisprudenza ritiene che tale prova vada data deferendo il giuramento decisorio al debitore.
      Ovviamente, se il debitore affermerà di aver di aver pagato la prestazione, la causa civile si risolverà in suo favore. Fatte salve le eventuali conseguenze penali per il falso giuramento della parte (art. 371 c.p.).

      Se hai altri dubbi chiedi pure.
      Ciao

  2. cristina scrive:

    “Per recuperare il credito puoi certamente agire con un D.I. o anche con un ricorso ex art. 702bis c.p.c. o con un atto di citazione ordinario”

    sono in tutti i casi azioni giudiziarie vero? e in tutti i casi si dovrà avere inversione onere prova con il rischio che il debitore sotto giuramento possa sostenere che il credito è stato estinto e il giudice….non potrà fare altro che dichiarare così definitivamente prescritto il credito in questione.
    per cui mi chiedo se esiste un metodo…diverso.per non perdere la possibilità futura di riscossione magari …perchè se il giudice dichiara tutto prescitto…non mi rimane niente da fare direi!!!!! e perdo definitivamente altre strade…..
    quando la dottrina sostiene che:non vi è prescizione in caso che sia stipulato un contratto…….cosa ne pensi? (ho cercato sentenze e quasi tutte,direi tutte….danno ragione debitore che non va certamente a dire che il credito non è stato saldato).grazie.

    • alberto scrive:

      Se entro i tre anni fai una bella raccomandata a/r specificando il pagamento di tutte le spettanze maturate interrompi il termine di prescrizione.
      Non c’è alcun inversione della prova, perché chi agisce in giudizio ha -per legge- l’onere di provare la fondatezza delle proprie domande.
      Devi documentare il tuo credito: fatture, parcelle, scambio di mail-lettere, contratto di incarico professionale ecc.
      Il giuramento decisorio è proprio l’ultimissima spiaggia, quando in mano hai niente di niente.

  3. cristina scrive:

    è ammessa la prova testimoniale?

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