Indennità risarcitoria per presunto danno ambientale

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Una sgradita sorpresa, che negli ultimi tempi sta giungendo a tutti i beneficiari di “sanatoria” edilizia per costruzioni realizzate a fine anni ’70 e anni ’80, è la sanzione presuntiva per danno ambientale.

Si tratta di un orpello molto oneroso previsto dall’art. 167, comma 5, del Codice del beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22-01-2004 n. 42), che prevede “il pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione. L’importo della sanzione pecuniaria è determinato previa perizia di stima”.

Il problema nasce dal fatto che, la sanzione in questione non costituisce di certo una novità legislativa introdotta con il citato Codice dei Beni Culturali, essendo già prevista dall’art. 15 R.D. 1497/1939, ma non era quasi mai applicata. Anzi, era invalsa la prassi che con il pagamento degli oneri concessori, l’Amministrazione non avesse più nulla a che pretendere dal privato.

Oggi, verosimilmente per ragioni di contabilità pubblica, la P.a. ha riscoperto la sanzione in questione. Il sospetto è rafforzato data la ricorrente dicitura contenuta nei provvedimenti sanzionatori, secondo cui l’opera abusiva arreca un pregiudizio “se pur lieve” al paesaggio tutelato. In caso contrario sarebbe dovuta ordinarsi la demolizione dell’opera.

Per intenderci, parliamo di piccoli abusi realizzati dai privati, che vanno dall’ampliamento della veranda, alla costruzione di un piano casa al massimo.

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Oggi NO domani Si

Mi avete chiesto di sintetizzare le motivazioni del mio NO sul referendum di domenica 4 dicembre. Proverò a spiegarle in breve per quanto possibile.

Mi ero espresso contrariamente già quando il pacchetto di riforme è stato presentato in Parlamento circa 1 anno e mezzo fa. Nel frattempo, non è sorta alcuna valida ragione per cambiare opinione.

In buona sostanza, la riforma tradisce gli stessi intendimenti di cui al titolo della legge di riforma, interamente trasfuso poi nel quesito referendario «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»

Se avete seguito un pochino la politica degli ultimi 2 anni vi apparirà subito chiaro il metodo di lavoro seguito dall’attuale Governo: puntare su un titolo ad effetto, similmente ad uno spot pubblicitario, per poi inserire nel corpo del provvedimento legislativo le vere misure adottate.

Per coloro che non seguono, leggete attentamente questa nota.

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Brevi considerazioni a proposito di “Italicum” e sistema elettorale

Quando s’iniziò a parlare di riforme istituzionali, nel gennaio 2014, vale a dire circa un anno e mezzo fa, ricordo che quello che poi sarebbe diventato il nuovo Presidente del Consiglio, mantenendo comunque la carica di Segretario PD, formulò un ventaglio di proposte di legge elettorale molto eterogenee tra di loro. Si passava dal proporzionale alla spagnola, al “Mattarellum” rivisitato, a un sistema delineato sulla scorta del doppio turno di coalizione dei sindaci (si veda qui per un breve riepilogo).

Il fatto è che, prima di arrivare a questo, dovevamo chiarirci le idee su che tipo di sistema creare. In sostanza, su un argomento come la riforma elettorale, si sarebbe dovuto dibattere nel merito, ammesso di esserne capaci, e il punto fondamentale sul quale doveva aprirsi la discussione è noto: “sistema proporzionale o maggioritario”. 

Entrambi corrispondono a due visioni differenti della società e del modo di comporre i conflitti, così come spiega bene questo articolo su Pandora Rivista, ma non ho sentito nessuno discutere approfonditamente su questo.  Leggi tutto “Brevi considerazioni a proposito di “Italicum” e sistema elettorale”

Attenti al Catobleba

catopblepaAlcuni mesi addietro Fabrizio Barca ha diffuso un documento che, a mio giudizio, costituisce uno dei più importanti spunti di riflessione politica degli ultimi anni.

La forma e i contenuti non sono sicuramente semplici da comprendere -abituati al linguaggio per slogan che caratterizza i tempi attuali- tanto che l’autore ha deciso di intraprendere un “viaggio in Italia” per spiegarne il significato e chiedere risposte alle questione volutamente lasciate aperte. Trovate il documento con le varie parti a questo indirizzo: http://www.fabriziobarca.it/un-partito-nuovo-per-un-buon-governo-fabrizio-barca/

Da parte mia, forte delle mia discreta conoscenza del diritto pubblico, ho composto un “addendum” che chiarisce i rapporti tra potere di programmazione politica e gestione amministrativa in senso stretto. Ve lo propongo qui sotto. Cliccate sul titolo e buona lettura 😉

Potere di programmazione politica e potere di gestione amministrativa nell’ottica di un buon governo

 

Autotutela amministrativa e segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).

Un altro mio scritto, questa volta in materia amministrativa. Buona lettura. 😉

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Il potere di autotutela amministrativa fonda le proprie origini nello Stato assoluto francese nel quale il sovrano era, formalmente e materialmente, a capo della macchina burocratica.Murales parlanti

A seguito delle note vicende storiche che condussero alla rivoluzione del 1789, ed in particolare dopo il consolidamento del ruolo del Conseil d’Ètat, si verificò una scissione tra il potere di emanare i provvedimenti e quello di giudicare sulla legittimità degli stessi.

In altri termini, da un sistema di giurisdizione “centralistica”, nel quale era lo stesso potere esecutivo, vale a dire il monarca, a valutare l’operato dei propri funzionari per mezzo di giudici da lui stesso nominati e che a lui solo dovevano rendere conto, si passò ad un sistema basato sull’indipendenza ed imparzialità dal governo statuale.

Tuttavia ciò non significò la perdita da parte dell’amministrazione pubblica delle proprie prerogative di controllo, di giudizio nel merito e di eventuale rimozione degli atti che non fossero più rispondenti alle proprie finalità. Essa infatti continuò, sulla falsariga dello Stato di ancien regime, ad annullare, revocare o modificare i provvedimenti amministrativi che non fossero più in grado di perseguire l’interesse pubblico. Leggi tutto “Autotutela amministrativa e segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).”

Abuso di posizione negoziale dominante e tutela del contraente debole: nullità parziale ed intervento del giudice.

Un breve saggio che ho scritto un po’ di tempo addietro. Buona lettura. 😉

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Nell’ambito dei meccanismi previsti dall’Ordinamento a salvaguardia del contratti, la nullità parziale è certamente quello più duttile e incisivo allo stesso tempo: duttile perché si presta, per la sua natura, ad essere applicato alle più svariate fattispecie ed incisivo perché, sovente, risulta essere maggiormente efficace, in specifico riferimento alla tutela della parte contrattualmente debole, rispetto ai rimedi prettamente demolitori quali la risoluzione o il recesso ex art. 1373 cod. civile.

L’introduzione dell’istituto della nullità parziale, ad opera del legislatore codicistico del 1942, rispondeva a delle esigenze, già allora avvertite o comunque intuite, di tutela e di favore verso lo sviluppo dei traffici commerciali che ormai erano divenuti il fulcro dell’economia soppiantando la vecchia ricchezza terriera.

Non fu in questo senso casuale la scelta di spostare le norme sui contratti dal libro sulla proprietà, com’era nel codice del 1865, a quello dedicato alle obbligazioni. Il contratto, infatti, lungi dall’essere strumento servente in via esclusiva all’acquisto della proprietà, era divenuto, invece, cardine della nascente moderna economia di mercato.

Il legislatore dell’epoca non poteva rimanere indifferente dinanzi a tale radicale cambiamento in atto nel tessuto sociale ed economico, di talché modellò il nuovo codice di diritto comune cercando di conciliare le esigenze dei soggetti operanti nel sistema commerciale e produttivo con quelle opposte di controllo del regime fascista. Leggi tutto “Abuso di posizione negoziale dominante e tutela del contraente debole: nullità parziale ed intervento del giudice.”

Annotazione del sequestro conservativo

Trovare questa annotazione mentre siete sul punto di acquistare casa può essere una bella rogna.

Spiego brevemente per i non giuristi. Il sequestro conservativo (art. 2905 c.c. e art. 671 c.p.c.) è uno strumento posto a garanzia del credito. In buona sostanza, chi ha fondato timore di non riuscire ad ottenere dal debitore le somme dovute perché, ad esempio, quest’ultimo pone in essere dei comportamenti volti ad eludere o a sottrarsi a tali obblighi, può chiedere al giudice un provvedimento di sequestro dei beni mobili o immobili del debitore. Se è disposto su dei beni immobili è soggetto a trascrizione. Ciò significa che qualsiasi operazione verrà fatta sulla cosa sequestrata non avrà alcun effetto nei confronti del creditore beneficiato.

Fin qui tutto bene. Il problema nasce qualora il debito originario sia stato saldato ma, ciò nonostante, non si sia immediatamente provveduto alla cancellazione del sequestro dai registri immobiliari. Il che può accadere o per banale dimenticanza o perché nessuno vuole farsi carico delle spese per la cancellazione o, più maliziosamente, perché il creditore vuole tenere ancora sulla corda il proprio debitore. Leggi tutto “Annotazione del sequestro conservativo”

Compenso dei prestatori d’opera e prescrizione presuntiva

Due casi pressoché identici che mi sono capitati di recente.

Un professionista, a distanza di circa quattro anni, richiede il pagamento delle proprie prestazioni. Il problema si pone in riferimento al termine prescrizionale di tre anni previsto dall’articolo 2.956 c.c.

Opportunamente la rubrica del codice definisce questo tipo di prescrizione “presuntiva”. Ciò significa che il diritto non viene intaccato nella sua essenza ovvero, a seconda degli orientamenti dottrinari, reso “fievole” dal mancato esercizio da parte del titolare. Più semplicemente la legge ritiene, in via generale, che il debito per la prestazione professionale eseguita sia stato correttamente saldato. Leggi tutto “Compenso dei prestatori d’opera e prescrizione presuntiva”

Prologo

Quando – nell’ormai lontano 26 settembre 2007 – entrai per la prima volta in un’aula di giustizia, non avrei neanche lontanamente immaginato che un giorno mi sarei trovato a scrivere questo blog.

A dire la verità il mio unico ricordo legato a quel dies si riduce soltanto al caldo assurdo ed alla calca dei colleghi affannati nella ricerca del proprio fascicolo. Voi non lo sapete, ma quella della caccia al faldone è una vera e propria arte. E sono necessari anni e anni di esperienza per apprenderla e affinarla. Ma di questo magari parleremo in un’altra occasione. 🙂

Adesso invece voglio presentarvi in poche parole questo piccolo spazio. Leggi tutto “Prologo”